Composizione negoziata della crisi: come funziona e quando conviene attivarla

L’imprenditore che chiama al primo segnale conserva la gestione. Quello che aspetta la perde.

Non è uno slogan, lo dicono i numeri. Secondo l’Osservatorio Unioncamere, nei fallimenti preceduti da un tentativo di composizione negoziata le imprese erano in sofferenza bancaria da circa 20 mesi. In quelli senza alcun passaggio negoziale, da 46 mesi.

Chi arriva prima ha ancora qualcosa da negoziare. Chi arriva tardi negozia solo i tempi della chiusura.

Vediamo come funziona, cosa blocca e quando conviene attivarla.

Cos’è e in cosa si distingue dalle procedure concorsuali

La composizione negoziata è un percorso volontario, stragiudiziale e riservato per provare a risanare un’impresa in difficoltà. È stata definita con il D.L. 118/2021 ed è oggi disciplinata dagli articoli 12 e seguenti del codice della crisi d’impresa (D.Lgs. 14/2019). Il terzo correttivo, il D.Lgs. 136/2024, l’ha rafforzata in modo significativo.

La differenza con le procedure concorsuali è sostanziale: nel concordato preventivo o nella liquidazione giudiziale il tribunale entra in azienda e ne condiziona le decisioni. Qui invece continui a gestire l’impresa, sia nell’ordinaria sia nella straordinaria amministrazione, e il tribunale interviene solo se chiedi misure protettive.

Aspetto Composizione negoziata Concordato preventivo
Chi gestisce l’impresa L’imprenditore L’imprenditore, sotto la vigilanza del commissario giudiziale
Pubblicità Riservata, salvo richiesta di misure protettive Pubblica, con iscrizione nel registro delle imprese
Ruolo del tribunale Solo per confermare le misure protettive o autorizzare atti specifici Ammette, vigila e omologa
Vincolo per i creditori Solo chi firma l’accordo Anche i dissenzienti, se si raggiungono le maggioranze

È utile ricordare che, ad oggi, la composizione negoziata ha sostituito il vecchio sistema delle procedure di allerta. Se ne hai sentito parlare anni fa, oggi lo strumento operativo da conoscere è questo.

I presupposti: squilibrio patrimoniale o economico-finanziario

Possono accedere alla composizione negoziata l’imprenditore commerciale e quello agricolo, di qualsiasi dimensione, sia in forma individuale sia societaria. Per le imprese sotto soglia è previsto un percorso dedicato, con istanza alla camera di commercio del territorio.

Le condizioni sono due:

  • impresa deve trovarsi in uno squilibrio patrimoniale o economico-finanziario che rende probabile la crisi o l’insolvenza
  • il risanamento deve risultare ragionevolmente perseguibile.

Il correttivo del 2024 ha chiarito che si può accedere sia nella fase di semplice squilibrio, sia in crisi, sia in insolvenza, purché l’azienda sia ancora risanabile. Prima si entra, però, più strade restano aperte.

Come capire se sei in quella zona? Il codice della crisi indica alcuni segnali precisi che non vanno ignorati:

  • debiti per retribuzioni scaduti da almeno 30 giorni, pari a oltre la metà del monte stipendi mensile;
  • debiti verso fornitori scaduti da almeno 90 giorni, superiori a quelli non ancora scaduti;
  • esposizioni verso banche scadute da oltre 60 giorni, o oltre il limite degli affidamenti da oltre 60 giorni, se pari almeno al 5% del totale;
  • segnalazioni ricevute da INPS, INAIL, Agenzia delle Entrate o Agenzia delle Entrate-Riscossione.

Questi segnali sono proprio ciò che un sistema di adeguati assetti organizzativi deve intercettare per tempo. Se in azienda c’è un collegio sindacale o un revisore, hanno l’obbligo di segnalarli per iscritto agli amministratori.

Un solo limite di accesso da conoscere: non puoi avviare la composizione se hai già presentato domanda di concordato preventivo, di accordo di ristrutturazione o di piano di ristrutturazione soggetto a omologazione. Una domanda di liquidazione giudiziale presentata da un creditore, invece, non la preclude.

La piattaforma telematica e il test pratico

Tutto passa dalla piattaforma telematica nazionale gestita dalle camere di commercio. Dall’area riservata, a cui si accede con SPID, CNS o CIE, il legale rappresentante presenta l’istanza e carica i documenti. L’istanza va al segretario generale della camera di commercio del capoluogo di regione in cui ha sede l’impresa.

Prima dell’istanza conviene però passare dal test pratico, disponibile gratuitamente sulla stessa piattaforma. Mette a confronto il debito da ristrutturare con i flussi di cassa che l’azienda può liberare ogni anno per ripagarlo. Il risultato è un primo indicatore della gravità della situazione.

La lettura è intuitiva. Più il rapporto è basso, più il risanamento è alla portata con interventi sull’operatività. Più sale, più servono discontinuità, cessioni o risorse esterne.

Il test non è obbligatorio, ma è uno specchio onesto. Lo guarderà anche l’esperto, insieme alla lista di controllo particolareggiata che la piattaforma mette a disposizione per costruire il piano di risanamento.

Il ruolo dell’esperto indipendente

Il professionista è il perno del percorso. Lo nomina una commissione regionale, composta da un magistrato e da membri designati dalla camera di commercio e dalla prefettura, entro cinque giorni lavorativi dall’istanza. Viene scelto da un elenco di professionisti con formazione specifica: commercialisti, avvocati, consulenti del lavoro e manager con esperienza nei risanamenti.

Non è il tuo consulente e non è un giudice. È un facilitatore terzo e imparziale. Verifica se esistono prospettive concrete di risanamento, conduce le trattative con creditori e altre parti interessate e può proporre soluzioni.

Se ritiene che le prospettive non ci siano, lo dice subito e il percorso si chiude. È un filtro utile anche per te: meglio saperlo in poche settimane che scoprirlo dopo mesi.

Durante le trattative la gestione resta tua, con alcuni obblighi precisi:

  • informare preventivamente l’esperto degli atti di straordinaria amministrazione e dei pagamenti non coerenti con il percorso;
  • gestire l’impresa senza pregiudicare la sostenibilità economico-finanziaria dell’attività;
  • se l’impresa è già insolvente, gestirla nel prevalente interesse dei creditori.

Se un atto rischia di danneggiare i creditori, l’esperto può esprimere il suo dissenso e iscriverlo nel registro delle imprese. Anche i creditori hanno doveri: devono partecipare alle trattative con lealtà, riservatezza e tempestività.

Misure protettive: cosa si blocca e per quanto

Le misure protettive riguardano lo scudo che ti permette di trattare senza avere un creditore alla porta ogni mattina. Sono facoltative: si chiedono con l’istanza o in un momento successivo.

Dal giorno in cui la richiesta viene pubblicata nel registro delle imprese, i creditori non possono:

  • iniziare o proseguire azioni esecutive e cautelari sul patrimonio o sui beni con cui eserciti l’attività;
  • acquisire diritti di prelazione non concordati con te;
  • ottenere la sentenza di apertura della liquidazione giudiziale.

C’è anche una tutela spesso decisiva per la continuità. I creditori interessati non possono rifiutare di eseguire i contratti in corso, risolverli o anticiparne la scadenza per il solo fatto che non hai pagato crediti precedenti. Dopo la conferma delle misure, le banche non possono mantenere sospese le linee di credito in essere al momento dell’accesso, salvo quanto imposto dalle regole di vigilanza prudenziale.

La protezione, però, va confermata. Entro il giorno successivo alla pubblicazione devi depositare ricorso al tribunale, altrimenti le misure perdono efficacia. Il tribunale fissa un’udienza e le conferma per una durata tra 30 e 120 giorni, prorogabili fino a un massimo complessivo di 240 giorni.

Due avvertenze pratiche. Le misure non si applicano ai crediti dei lavoratori. E chiederle rende pubblico il percorso: è una scelta da ponderare, perché la riservatezza è spesso un vantaggio competitivo.

Gli esiti possibili al termine delle trattative

La composizione negoziata non ha un solo punto d’arrivo. La legge mette a disposizione una gamma di soluzioni, dalla più leggera alla più strutturata.

Esito Cosa comporta
Contratto con uno o più creditori Deve garantire la continuità aziendale per almeno due anni, secondo la relazione dell’esperto
Convenzione di moratoria Sospende o dilaziona i pagamenti verso una categoria di creditori
Accordo firmato da imprenditore, creditori ed esperto Produce gli effetti del piano attestato di risanamento, senza bisogno dell’attestatore
Accordo di ristrutturazione dei debiti Può essere agevolato, con adesione dei creditori ridotta al 60%
Concordato preventivo o piano soggetto a omologazione Si passa a uno strumento giudiziale, con il lavoro già fatto
Concordato semplificato per la liquidazione Se le trattative, condotte in buona fede, non hanno dato esito

Dal 2024 c’è una novità importante che riguarda la transazione fiscale anche dentro la composizione negoziata. Puoi proporre all’Agenzia delle Entrate un pagamento parziale o dilazionato dei tributi, con l’attestazione di un professionista indipendente. Restano esclusi i tributi che costituiscono risorse proprie dell’Unione europea, e l’accordo si risolve se i pagamenti non vengono eseguiti entro 60 giorni dalle scadenze.

A questo si aggiungono le misure premiali previste dal codice: durante le trattative gli interessi sui debiti tributari scendono alla misura legale e le sanzioni si riducono al minimo. Inoltre è possibile rateizzare i debiti fiscali fino a 72 rate mensili, alle condizioni previste dalla legge.

Costi, tempi e cosa serve avere pronto

I costi sono più contenuti di quanto molti pensino, soprattutto se confrontati con quelli di una procedura concorsuale.

Voce Importo o durata
Diritti di segreteria della camera di commercio Circa 250-270 euro
Compenso dell’esperto In percentuale sull’attivo, da 4.000 a 400.000 euro, a carico dell’impresa
Nomina dell’esperto Entro 5 giorni lavorativi dall’istanza
Durata delle trattative 180 giorni, prorogabili di altri 180
Misure protettive Da 30 a 120 giorni, fino a un massimo di 240

Il compenso dell’esperto cresce con il numero dei creditori e in caso di esito positivo. A questo vanno aggiunti i costi dei tuoi consulenti per il piano di risanamento e, se servono, per l’assistenza legale.

Il tempo vero, però, si perde prima dell’istanza, nella raccolta dei documenti. Ecco cosa serve avere pronto:

  • bilanci degli ultimi tre esercizi, oppure dichiarazioni dei redditi e IVA se non sei tenuto al deposito;
  • situazione economico-patrimoniale aggiornata a non oltre 60 giorni;
  • progetto di piano di risanamento e relazione sintetica sull’attività e sulle azioni previste;
  • elenco dei creditori, con crediti scaduti e a scadere e relative garanzie;
  • certificato unico dei debiti tributari, situazione debitoria verso l’Agenzia delle Entrate-Riscossione e certificati dei debiti contributivi e assicurativi;
  • estratto della Centrale dei rischi della Banca d’Italia non anteriore a tre mesi;
  • dichiarazione sui ricorsi pendenti per l’apertura della liquidazione giudiziale.

L’elenco aggiornato è sempre disponibile sulla piattaforma. Un’impresa con una contabilità ordinata e un controllo di gestione attivo lo prepara in pochi giorni. Un’impresa che rincorre i numeri ci mette settimane, proprio quando il tempo vale di più.

Anticipare non è ammettere il fallimento

Molti imprenditori rimandano per timore di ciò che penseranno banche, fornitori e dipendenti. È comprensibile, ma i dati raccontano il contrario. Il percorso funziona meglio proprio per le imprese che affrontano la crisi per tempo e con una struttura organizzata.

Presentarsi al tavolo con un piano, un esperto indipendente e numeri in ordine è un segnale di serietà, non di debolezza. È l’unico modo per restare al timone mentre si cambia rotta.

Se riconosci nella tua impresa anche uno solo dei segnali descritti, parlarne ora costa molto meno che parlarne tra sei mesi. Lo Studio Circosta affianca le imprese nella consulenza aziendale e societaria, dalla lettura dei numeri alla preparazione del piano. Puoi chiedere un primo confronto senza impegno.

 

Domande frequenti

La composizione negoziata della crisi è pubblica?

No, di regola è riservata. Diventa pubblica solo se chiedi le misure protettive, perché la richiesta viene iscritta nel registro delle imprese insieme all’accettazione dell’esperto.

Posso accedere se la mia azienda è già insolvente?

Sì, purché il risanamento sia ancora ragionevolmente perseguibile. In questo caso devi gestire l’impresa nel prevalente interesse dei creditori. Prima si entra, però, più alte sono le probabilità di successo.

La banca può revocarmi i fidi se attivo la composizione negoziata?

L’accesso al percorso non è, di per sé, causa di revoca degli affidamenti. Dopo la conferma delle misure protettive, le banche non possono mantenere sospese le linee di credito, salvo quanto imposto dalla vigilanza prudenziale.

Quanto dura la composizione negoziata?

Le trattative durano fino a 180 giorni dall’accettazione dell’esperto, prorogabili di altri 180 se tutte le parti lo chiedono o se serve per le misure protettive. L’esperto può però chiudere prima il percorso se non vede prospettive di risanamento.

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